quassù-laggiù
21 nov 2010 1 commento
in Belgio
Oggi giornata di pieno relax… era veramente tanto che non passavo un po’ di tempo solo per me; in cui non facevo il punto della situazione di quello che sto vivendo!
Ogni weekend ho avuto qualche ospite o l’ho passato a giro… anche stavolta c’era la mia amica Anna (la ragazza tedesca che abitava con me a Dublino) ma è andata via ieri, lasciandomi la domenica per me, sola, senza impegni.
Avrei dovuto fare la tesi e altre faccendette, ma non mi andava. In settimana non ho gran tempo libero: in genere lavoro, esco alle 6.30, faccio la spesa se c’è bisogno, preparo cena, mi metto su Skype, doccia e dormo. L’interessantissima vita da lavoro nei giorni normali è questa. Ma il divertimento sta spesso proprio nel lavoro, perché senza rendermene conto (tanto il capo non mi avvisa prima…) mi trovo in Ambasciata, in Parlamento e a delle riunioni dove proprio mi sento un pesce fuor d’acqua, con scritto in faccia che sono una stagiaire… ma tutto serve e tutto fortifica. Lavorare è una pacchia in confronto allo studio e mi rendo conto di quanto quassù sia facile il passaggio dalla teoria alla pratica, proprio perché mi trovo in mezzo ai processi che fino a due mesi fa leggevo sui libri. L’unico neo è l’eccessivo pessimismo che si respira in ufficio o tra stagiaires sul futuro lavorativo… nessuno vuol lavorare in Italia, consapevoli del rischio di trovarsi con un’occupazione mal retribuita, instabile e sottovalutata. Sarà vero? Nel senso… quelli che stanno quassù per forza hanno un’opinione negativa se sono fuggiti, ma qualcuno ci sta in Italia soddisfatto del suo lavoro?
Comunque, è difficile capire cosa sta succedendo alla mia vita; mi sembra di mancare a casa da un anno, è come se Bruxelles fosse una prosecuzione di Dublino perché i 3 mesi che ho passato a casa sono volati, senza avere il tempo di immagazzinare l’esperienza Irish e con l’idea di dover ripartire. Così, so che tante cose stanno cambiando anche a casa, tante piccole novità hanno già rivoluzionato il mio paese e le persone che ho lasciato. Io per un verso mi sento estranea a quello che accade laggiù, per un altro verso mi sento ancora più coinvolta. E per un altro senso ho una terribile voglia di tornare, di mettere le radici per un po’… in contrasto con una certa calamita che mi attira a rimanere. Quello che mi diventa però sempre più chiara è la profonda convinzione di essere fiera di me stessa. Perché ho sempre voluto viaggiare, sperimentare, conoscere… sono fiera di aver scelto liberamente tutte le mie esperienze, di aver superato le difficoltà e di aver scelto quello che IO volevo. Non è semplice perché le mie decisioni coinvolgono spesso le altre persone e si ripercuoto nella loro vita. Ma è un obbligo morale sentirsi liberi.
E senza condizionamenti continuo il mio percorso… Mi dispiace dovervi scrivere con questo tono un po’ evasivo: ho chiaro in testa quello che volevo comunicare ma dovevo farlo celando alcune cose. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

















