Aachen und Moschau

Dreilandenpunt

Sono appena tornata da Aachen, che in francese è Aix-la-Chapelle, che in italiano è Aquisgrana, ad ogni modo era la storica capitale del regno di Carlo Magno ed attualmente è in Germania. Tutta la regione, North RheinWestfalia, pulsa di storia, specialmente di guerre scatenate nel tempo per i così labili confini tra Belgio, Olanda e Germania. Anna mi ha fatto da guida e mi ha portato in un posto spettrale, il Dreilandenpunt, il punto delle tre nazioni, dove in mezzo ad una foresta innevata si è contemporaneamente in Belgio, in Olanda e in Germania, anche se non ho visto molto più in là del naso per via della nebbia!
È pazzesco come si varca il confine da una parte all’altra, da una nazione all’altra, solo per prendere un caffè… io sono abituata ad avere il mare ovunque mi rigiro per l’Italia, e se proprio passo il confine in macchina, devo attraversare innumerevoli tunnel che traforano le Alpi. Oggi c’è l’Europa e viaggiare così è meraviglioso, ma capisco più che mai i noiosissimi trattati del passato che svisceravano villaggi impronunciabili per definire i confini tra le nazioni.
Anna mi ha portato anche in un autentico mercatino di Natale: credetemi, ho visto quello di Innsbruck e di Bruxelles, ma quello di Monschau li supera di gran lunga, non per dimensioni ma per la reale atmosfera tedesca che si respira. C’è veramente la neve ovunque, c’è veramente la musica natalizia suonata dal vivo, c’è il vero Glüwein, c’è San Nicola che passa per strada e saluta i bambini, c’è la vera produzione di leccornie di qualità e soprattutto ci sono le casette half-timbered che incorniciano il mercatino (non so come si dice in Italiano ma metto delle foto).
Per la prima volta dopo tanto tempo, sebbene viva all’estero da quasi un anno, mi sono sentita straniera… tutti attorno a me parlavano solo Deutsch e non capivo un accidenti, tutti avevano gli occhi blu e i capelli biondi. Ero immediatamente riconoscibile come straniera! Wow! Ho comprato solo della mostarda tipica di questa zona, ma ho assaggiato di tutto… le castagne che cuociono al vapore (die Maroni le chiamano…), le caramelle di vino e vaniglia, la pancetta grassa e grossa dentro un pane di mostarda, il cognac alle nocciole e gli speculoos, i biscottini secchi alla cannella. Anna era orgogliosissima di portarmi in una coffee roaster (come si dice in italiano?) per assaggiare un vero espresso all’italiana che non ha disatteso le aspettative.
Pure in Germania si sono organizzati per fumare dentro ai pub, che devono avere però un sistema di aspirazione efficiente, non come in Belgio che si fuma ovunque… ho tutti i vestiti che puzzano di fumo…come farò a riabituarmi all’Italia? Quando si pensa ai tedeschi come i precisini pro regole si ha proprio ragione… tra un po’ ho rischiato una multa di 40€ per aver buttato una cicca per terra! Nessuno si muove se il semaforo pedonale è rosso… e non passa manco un’anima, tutti aspettano in fila indiana che arrivi il bus per rispettare l’ordine di arrivo quando si monta e ovviamente tutte le vie pedonali hanno una direzione per la gente che va e quella che viene… manca che si mettano a suonare per annunciare un sorpasso!
Bhè sono stata veramente bene… ho mixato come al solito l’inglese all’ormai più usato francese e captavo qualche parola in tedesco che riaffiorava alla mente come un vaghissimo ricordo inconscio. Poi sono salita sul treno per tornare a Bruxelles e per la prima volta in vita mia ho parlato con un ragazzo Afghano… nel suo stentato inglese mi ha raccontato la sua storia ma era visibilmente in ansia per il viaggio in treno, perché mi ha chiesto mille volte se il treno arrivava a Parigi. Quanta vita! Posso a malapena immaginare come si senta un pesce fuor d’acqua in una realtà che non ha niente a che vedere con la sua.
Per un attimo ho girato la testa dall’altra parte del corridoio del treno. Il tizio seduto dalla parte opposta leggeva il Corriere della sera. Italianità. E sono tornata a Bruxelles.

amer – sucré

Una nota veloce di aggiornamento… non ho scritto tantissimo in questa esperienza e mi dispiace perché forse ho maturato molte più idee e sensazioni che a Dublino… ma con il lavoro di ufficio non sono stata in grado di metabolizzarle bene e scriverle. Inoltre tante riflessioni riguardano le persone che ho incontrato, le loro vite e le loro esperienze e non le posso raccontare… ma mi sono servite per mettere un po’ d’ordine nella mia vita e soprattutto nelle mie priorità.
Ho raccolto molti apprezzamenti quassù sul mio modo di comportarmi. Non credo di essere una persona straordinaria ma a confronto con la realtà che ci circonda quest’ambiente, basta veramente poco, basta essere reali, per fare la differenza. Ho conosciuto un mondo molto arrivista, presuntuoso, edonista, spesso ipocrita, dove quello che conta è l’apparenza e la forma… nel vestire, nel parlare, nelle relazioni.
Ci sono persone che non si accorgono degli altri: un bimbo che piange, una donna incinta, una persona ferita, una vita spezzata finiscono per non avere nessun valore se ad occuparsene non si ottiene qualcosa in cambio. Per me tutto questo è allucinante.
Non ho mai avuto dubbi sul fatto che l’uomo di natura sia egoista ed alquanto cattivo (santo Machiavelli, quanto c’hai visto bene!) ma mi ero data una spiegazione che ruotava intorno al desiderio del potere, non dei soldi, ma del mero potere. Dopo questa esperienza, in cui le persone che ho incontrato non hanno un briciolo di potere, posso completare la spiegazione con il bisogno di quiete, generata dall’indifferenza. Le persone amano l’indifferenza perché li mette al riparo dalle domande scomode, anestetizza l’anima dai dispiaceri… a scapito di essere se stessi. E il lavoro quassù è l’anestetico per eccellenza, l’ufficio e la carriera sono gli ambienti nei quali rovesciare tutte le frustrazioni della vita privata. Mio Dio che ansia, però non sta a me giudicare.
Probabilmente, la mia sensibilità non mi porterà molto avanti professionalmente, ma è meglio così! Perché voglio vivere e sentire la vita intorno a me… per fortuna, delle belle persone che porterò nel cuore e che hanno avvalorato questa esperienza più di ogni amarezza, compensano tutti i farisei e mi rendono felice di aver passato questo periodo belga.
Bhè ora parliamo di cose più divertenti: sono stata ad Amsterdam. Non commento tanto. Non mi è sembrata una città stratosferica, anzi… lasciamo perdere poi la disavventura con i treni Bruxelles-Amsterdam che potevano competere con le ferrovie italiane in inefficienza e ritardi. Poi mi sono goduta i fantastici mercatini di Natale che animano Bruxelles: dalla Bourse fino a Place St. Cathrine ci saranno 200 bancarelle di ogni ben di Dio culinario e di deliziosi oggettini artigianali (mi sa che due valigie per tornare non basteranno…). D’obbligo, per sopravvivere al freddo che ha raggiunto i meno 12 l’altra settimana, è bersi un buon Vin Chaud che non ha niente a che vedere con il Vin Brulé perché è senza spezie, solo zucchero e succo d’uva (si fa per dire… la gradazione è alta ma il vino non sa proprio di nulla). Completo il mio tour natalizio il prossimo weekend ad Aachen in Germania, sperando che i treni non mi facciano tribolare di nuovo…
E poi è finita… il 20 torno a casa.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.