Approvato!
31 ott 2010 1 commento
in Belgio
Il silenzio di questi giorni non è stato voluto… a parte la ricerca della casa, a parte la non abitudine ai ritmi d’ufficio, a parte le commissioni parlamentari europee, sono davvero senza internet. Allora impiego questo tempo per una versione ufficiale di aggiornamento invece di cimentarmi nelle chat di facebook a rispondere a tutti quanti, come ho fatto finora internet permettendo.
Dunque: tante novità… ho traslocato finalmente in un appartamentino caruccio vicino al lavoro. La zona è carina (si chiama Ambiorix) ma si svuota nel fine settimana perché d’intorno ci sono solo uffici. Il vantaggio è quello di alzarsi 5 minuti prima di entrare a lavoro… Condivido il mega flat (non so quanti metri quadri…) con una ragazza o meglio una ragazzo ceca. Non è male, anche se la convivenza è ridotta a minimi termini… buongiorno buonasera, com’è andata la giornata, ci sei stasera… In inglese spontaneamente e qualche volta in francese già che siamo quassù e io non ho mai avuto modo di cimentarmi nella francofonia. E poi non oso fare troppe domande, dato che potrei chiederle perché mangia omogeneizzati e perché conserva la marijuana nel frigorifero… ma meglio evitare.
Dunque, cosa vi racconto?
L’ultima settimana l’ho passata al Parlamento europeo… sono entrata tramite un aggancio della Regione e ho potuto partecipare alle commissioni parlamentari. Il palazzo è veramente fighissimo, un labirinto però per la prima visita. Trovata la sala giusta della commissione EMPLO che si occupa di affari sociali, sono entrata convinta che tutti gli sguardi fossero concentrati su di me, avvampavo di calore e, cercando di essere più invisibile possibile, sono finita in fondo alla platea. Vale la pena di raccontare lo show: in una commissione ci saranno circa 50 deputati, seduti a semicerchio nelle prime file davanti alla presidenza. Dietro stanno la miriade di portaborse (in inglese è più fashion: MP assistant), gli addetti stampa, i vari servizi giuridici e di interpretazione e gli stagisti come me. Finchè non indossi le cuffie sembra una vera babele perché ogni intervento è nella lingua originale di chi parla: così il presidente parla in francese, il deputato bulgaro interviene nella sua lingua, un altro deputato fa una domanda in portoghese e gli risponde uno svedese. Poi scopri che sul tuo banco c’è una cuffia da indossare e contemporaneamente alzi gli occhi e scopri il fantastico mondo degli interpreti. Puoi benissimo essere eurodeputato senza sapere una parola di francese o inglese. Ci sono gli interpreti. Puoi evitare di fare la fatica di stare anni all’estero. Ci sono gli interpreti. Indossi le cuffie e tutto il mondo parla italiano. Ancora sono stordita dalla scoperta.
Poi, appena mi sono messa comoda sulla poltroncina, con le cuffie e prendevo appunti sui vari interventi (più scrivevo e più erano senza senso…), ecco che arriva un gentile signore vestito da cameriere che mi chiede: “The or coffee?”. Non so se rendo: nel pieno della seduta parlamentare, in mezzo all’aula passano i camerieri a versare tè o caffè nelle tazzine con il logo del Parlamento…
Insomma per quattro giorni mi sono bevuta tè e caffè a sbaffo al parlamento. E ci diceva bene una tazza di caffè soprattutto durante lo show delle votazioni… un’altra grande attrazione delle commissioni: dunque, il presidente comincia dicendo il numero dell’emendamento da votare; vi faccio esempio della commissione AGRI, il presidente della quale è italiano e inizia: “Emendamento 1. Votazione aperta. Votazione chiusa. Approvato. Emendamento 2. Votazione aperta. Votazione chiusa. Respinto.” In questo caso c’è poco di divertente perché la votazione è elettronica e i vari risultati appaiono su tabelloni elettronici. Ma poi prosegue: “Emendamento 3. Quanti favorevoli. Quanti contrari. Quanti astenuti. Approvato. Emendamento 4. Favorevoli. Contrari. Astenuti. Respinto.” È una votazione per alzata di mano per cui a colpo d’occhio il presidente stabilisce se ci sono più favorevoli o più contrari. La parte “divertente” sta in due aspetti. Intanto è del tutto discutibile l’approvazione di alcuni emendamenti… ho sentito dei presidenti dire: “Mi sembra approvato. Se nessuno contesta lo consideriamo approvato”. Il che la direbbe lunga ai miei amici giuristi… Inoltre il presidente di solito va alla velocità della luce dimenticandosi il tempo della traduzione degli interpreti. Per cui si vedono gli eurodeputati che smanaccano in aria come se prendessero le mosche… dimenano le braccia come se fossero delle marionette.
Al di là della mera ironia che ci posso fare nel raccontarvela, la scena è palesemente patetica. Devo ammettere la mia malignità, ma su 50 deputati in commissione, una quindicina soltanto dà l’impressione di sapere cosa sta facendo. Cosa sta votando. Quali decisioni sta prendendo. Mi dico che poi alla fine il PE non ha così tanta importanza ma non riesco a pensare che un parlamento nazionale sia tanto diverso.
Poi il 28-29 c’era il Consiglio Europeo e mi è sembrato di essere in guerra: per l’arrivo della crema politica europea (capi di stato e di governo, Sarkò, Berlusca, l’Angela, il battesimo di david…) il quartiere dove lavoro è stato circondato da filo spinato, controllato da elicotteri e da cecchini sui tetti che ti seguivano dall’alto. La gente accalcata ai posti di blocco, perché non sapeva da dove passare, mi lincia quasi quando fiera tiro fuori il pass arancione della polizia che mi identifica come lavoratrice della zona. Fiera, o quasi, passo il filo spinato e mi guardo la sfilata di macchine blu iperscortate che mi passa accanto…
Comunque al di là della vita istituzionale, fatta di tailleur, tacchi e cravatte a cui non sono di sicuro abituata, c’è la vita di questa città che mi conquista sempre di più. La sua multi nazionalità è impressionante e gli angolini nascosti di periferia, perfetti per una birra o una foto inaspettata, si rivelano piano piano. Infatti i primi giorni non mi sembrava neanche di essere all’estero… lo sto scoprendo ora. Ci sono le patatine fritte più buone del mondo a Place Flagey, ci sono le gauffre più speciali davanti il Manneken Pis, c’è la frenesia dei localini intorno a Saint-Gery, ci sono le Pittas golosissime del Parroquet e c’è la colazione al Pain Quotidian.
Cercherò di raccontarvi tutto il più il possibile per coinvolgervi e sentirvi qua con me!! Intanto se vi capita cercate una Leffe o una Kirche (e pensare che prima di andare a Dublino manco mi piaceva la birra…;-)
here we are
09 ott 2010 1 commento
in Belgio
Ok, ci sono! dovrei scrivervi qualcosa in poco tempo, ma ho così tanto da raccontare…
Innanzitutto sono atterrata, sistemata e ospitata direttamente a casa di un’amica di mio cugino.
L’impressione iniziale è stata che non fosse tanto freddo e che ci fossero enormi palazzi! Scesa alla gare du Midi, da dove si arriva con il pullman da Charles le roi, ho preso un taxi per arrivare all’ufficio di Letizia… ho attraversato tutta la città con il naso in su: grattacieli infiniti, palazzi che si specchiano uno con l’altro, centinaia di persone in abito rigorosamente formale che correvano sui marciapiedi delle strade alberate.
Letizia lavora per una specie di banca per le banche di tutto il mondo. Quando è uscita siamo andate a casa sua in macchina; Bruxelles è un saliscendi continuato: un po’ come la Roma dei colli o San Francisco ed era proprio una sorpresa per me. Il quartiere del suo palazzo è nuovissimo e molto ordinato. Siamo subito uscite per cena in un ristorantino Thai ma non era molto pieno, le strade lo stesso erano deserte!
Il primo giorno da stagista è iniziato nel caos: sono arrivata a Rond Point Schuman con tram e metro e il palazzo che ospita la Regione Toscana era assediato da decine di persone che accodate all’ingresso aspettavano di essere registrate per gli Open Days (la conferenza per le tutte le regioni europee). Nel marasma sono salita al 5° piano, ho conosciuto la segretaria che mi ha accolto dicendo “non c’era giorno peggiore di questo per iniziare il tirocinio”. Il mio “capo” non ha avuto nemmeno il tempo di vedermi. Ho passato la giornata trai vari interventi delle esperienze locali delle regioni: c’erano delegazioni da tutte le parti d’Europa, comunitaria e non (Turchia, Bosnia, Sarajevo, Marche, Umbria, Slovenia, Bulgaria etc..).
Negli ultimi dieci minuti della giornata il capo si è finalmente presentato: è un fiorentino doc, molto alla mano, giovanile e diretto non lascia niente tra le righe. Mi ha detto che mi sfrutterà (lo sa bene che lavoro per lui gratis) per i fondi strutturali… poi i lavori sono aumentati ma questo nel corso dei giorni successivi.
Ho fatto l’aperitivo con due ragazzi fiorentini li di passaggio (perché fino a maggio facevano il tirocinio lì ed erano passati a salutare) e due che lavorano nello stesso ufficio… siamo andati in un posto italianissimo, la Piola, con stuzzichino e vino italiano, in mezzo a libri italiani e clienti italiani. Il dopocena con Valeria, altra fiorentina a Bruxelles, per conoscere place Flagey, centro della vita trend e alla moda di bruxelles.
Esausta dai due giorni di fuoco, nel terzo mi hanno catapultato a sostenere la bandiera della Toscana davanti a Barroso: se devo essere sincera non ho capito bene il senso della manifestazione… le regioni hanno firmato un documento, capeggiate dalla Baviera per sostenere non-si-sa-cosa. Fatto sta che i capi sono partiti senza asta della bandiera e la figura penosa di farsi fotografare accanto ai vessilli delle ultra ricche regioni di germania e danimarca etc… è toccato a me!
Dopo l’altrettanta penosa marcia dal castello baverese alla commissione mi è balenata in testa la voglia di correre in ufficio per prendere quella fucking-asta che salvava la faccia davanti a Barroso. L’ho recuperata, ma senza bandiera sembrava che fossi una valchiria con la lancia per l’assalto alla Commissione europea… comunque sono arrivata in tempo. I politici si sanno far aspettare ovviamente. Così pure la regione toscana c’ha la sua degna foto… in realtà ce n’è talmente tante di foto che me ne vergogno…tra cui una che deve arrivare a Rossi e Formigoni (lasciamo perdere la diplomazia:).
Devo sottolineare la quantità di sandwiches, succhi, caffè, croissants e panini di ogni genere che ogni manifestazione propone nei 5-6 coffee-breack previsti? Un visibilio di roba inaudito… solo per i tecnocrati regionali… figuriamoci per i grandi meeting politici!
Mi ha dato però grande soddisfazione… mi ha fatto sentire nel centro dell’evento! Ancora non ho capito se mi piace starci oppure no ma sicuramente sono dentro il ciclone!
In tutto questo non ho avuto tempo di cercare casa anche perché non mi sono ancora resa conto di essere all’estero per i troppi italiani e italianità. La metropolitana è stato l’unico modo per accorgermi del crogiuolo di umanità: francese e inglese suonano da un telefano all’altro, da una conversazione all’altra. E di nuovo mi ci tuffo dentro!!
pre-partenza
22 set 2010 1 commento
in Belgio
Sono di nuovo alla vigilia di una partenza. Rispolvero l’idea del blog per riprendere contatto con i miei lettori, appassionati alle mie avventure in giro per il mondo.
La prossima avventura avrà come sfondo la città di Bruxelles (o Brussels per gli anglofoni come me… anche se devo riconvertirmi a parlare francese…). Già tutto sembra diverso dall’esperienza irlandese: intanto non studierò ma lavorerò, l’ufficio è italiano, con gente italiana, ho un appoggio per l’alloggio, ho una collega di studi fiorentina già lassù. Ho la mia amica Anna (la tedesca che stava con me a Dublino) ad un’ora di distanza… sembra tutto più semplice. Anche se poi magari mi pentirò d’averlo detto. Non sembra doversi ripetere il trauma del primo periodo di Dublino, dove la solitudine e le difficoltà lasciarono un amaro in bocca per quasi due mesi.
A proposito: il Trinity College ha spedito l’esito degli esami il 4 agosto, giorno del mio compleanno, ma ho potuto vederli solo a settembre. Esito estremamente positivo perché ho preso in tutti gli esami un voto tra 60 e 70 che corrisponde ad un 30 delle università italiane… la conseguenza di questo esito è che ho finalmente un solo esame a Firenze per finire la laurea specialistica… e il tirocinio! Tirocinio che x l’appunto mi porto in Belgio.
Il mio proposito per l’estate era di tenere vivo il blog attraverso il racconto dei miei viaggi passati, in posti un po’ inusuali per le vacanze ma senz’altro unici e ricchi di umanità. Strano ma vero è stato impossibile! La frenesia dell’estate, gli amici e le feste e l’avvicinarsi della nuova partenza mi hanno convinto a passare il minor tempo possibile nel mondo cibernetico.
Ma magari ricomincio a scrivere ora, come se fosse un allenamento pre-partenza. Le attività della prossima settimana sono scrivere e trovare una tesi per la laurea prima della partenza. Quindi occhio al blog, di tanto in tanto…
recollection in tranquillity
08 giu 2010 2 commenti
in Irlanda
Tempo di bilanci. Dopo due settimane dal mio rientro è necessario mettere un po’ a fuoco l’esperienza che ho fatto, anche perché più passa il tempo e più l’Irlanda mi sembra lontanissima. Non è che abbia avuto tanto tempo per riflettere, tra cene, amici e parenti che dovevo incontrare tutti nei due giorni successivi al rientro… Ma le due conclusioni maggiori ruotano intorno agli amici (vecchi e nuovi) e alla mia indipendenza.
Ero molto scettica all’inizio sulla possibilità di fare buone conoscenze all’estero, da sola, piena di scetticismo e con un’immane paura di fidarsi di persone sconosciute. Invece ho trovato amicizie, ho trovato persone sincere e con le quali valeva la pena di condividere questa esperienza. Certo, ho trovato anche molte difficoltà a condividere l’appartamento, per esempio, con della gente completamente diversa dal mio modo di vivere e ragionare, alla quale non importa niente più del proprio egoismo. Ma ci sta su 100 persone di trovarne 10 così… il resto è stato tutta una scoperta, dove perdi ogni pregiudizio e stereotipo e ti diverti a confrontare lingue, culture e costumi. Le persone si formano nel loro ambiente e chissà come sarei se fossi cresciuta in Germania, Finlandia, USA o Giappone…. Forse il feeling che s’instaurava tra noi studenti internazionali era dovuto alle motivazioni che ci spingevano in Irlanda, al percorso storico di ognuno di noi. Oppure era solo un caso. Chi mi conosce sa qual è per me il significato della parola “caso”… di sicuro nulla succede senza un motivo.
Il gran significato dell’amicizia e della conoscenza sopravvive a distanza… nei giorni dublinesi ho sentito l’importanza delle persone care che avevo lasciato a casa, mi sono resa conto di quello che significano per me. A parte il grande vuoto che sentivo dentro senza Ste, avevo nostalgia delle mie amiche. Sono persone che conosco da più o meno dieci anni, che sono sempre state presenti nella mia vita, con le quali ho condiviso risate e pianti e con le quali ho costruito e seminato dei miracoli; eppure mai mi ero accorta di quanto bella fosse la nostra amicizia, di quanto preziosa e unica sia.
Prima di partire, una serie di persone, non tanto amichevolmente, lanciavano scommesse sulle difficoltà di far sopravvivere il mio rapporto con Ste a km di distanza. Andassero tutte a fxxxx. So che Ste nel “nostro” ambiente ha sofferto molto più di me, ma adesso, dopo un pesante periodo di lontananza, siamo più innamorati di prima, più complici e affiatati. Ringrazio Dio per avermi dato un compagno di viaggio così comprensivo, incapace di privarmi della mia libertà ma fiducioso di costruirne una insieme, che si basi su un rapporto maturo e alla pari.
L’altra conquista di questa esperienza è una buona dose di autostima: non dovevo dimostrare nulla a nessuno se non a me stessa. E sono contenta. Ho avuto chiara cognizione dei miei limiti e delle mie capacità, sia nelle piccole conquiste quotidiane e di relazione che nella vita accademica. Mi sono gonfiata di fiducia ed ho imparato ad affidarmi di più di quel mio senso del “caso”. N’è valsa la pena. Ho rischiato tante volte di mollare tutto per l’insicurezza e per il peso della solitudine ma l’orgoglio ha preferito rischiare nel rimanere: la posta era troppo più alta in caso di vincita.
Ma questa nuova forza che aveva un suo equilibrio a Dublino, deve riadattarsi all’ambiente di quaggiù. Non c’è stato un passaggio automatico. Ma c’è la consapevolezza di poter bilanciare la parte di me umile, riflessiva e altruista con quella forte, caparbia e sicura di sé. Passeggiavo trai templi della Cambogia quando scoprii di dover far convivere queste due anime di me. Fino a quel momento erano in competizione in una lacerante battaglia interiore. Ed ero a Dublino quando mi resi conto che ero riuscita ad armonizzarle.
Ora. Il mio amico dublinese James Joyce, che ha suggerito il titolo del blog, direbbe che questa conclusione è troppo ragionata per essere un “flusso di coscienza”… eheheh, ma l’altro mio amico anglofono, Wordsworth, sostiene che solo il ricordo delle emozioni nella tranquillità (quando si dice “a freddo”) diventa autentico, indelebile e condivisibile con gli altri. Non credo che due settimane siano sufficienti per la “recollection” di cinque mesi… per questo il blog non morirà. Anche perché il flusso di coscienza nuovamente m’investirà presto. Esattamente a Bruxelles.
near the farewell
19 mag 2010 1 commento
in Irlanda
Ci siamo quasi… ho scritto pochissimo per via degli esami: ho dato 4 esami in 10 giorni, ci saranno abituati questi irish a dare tutti gli esami insieme ma per me è stato uno strazio!
Ci sarebbero un milione di cose da raccontare perfino a questo proposito, perché è un’organizzazione anni luce dalla nostra. Intanto ognuno è registrato per l’esame che deve dare e appena arriva legge su un tabellone appeso il numero del seat-desk al quale si deve sedere. Poi si passa in una stanza dove si lasciano tutti i giacchetti, zaini, borse, astucci: si è ammessi solo con tesserino universitario e penna. Né portafogli né cellulari. Sanzione di 15 euro se ti beccano. Invalidazione dell’esame se trovano un foglietto. Lasciata ogni cosa si entra nella stanza dell’esame: generalmente per me era lo sport center e i banchini erano posizionati nel campo da pallacanestro. Cinquecento banchi numerati, in file ordinate con ognuno un esame sopra. Può darsi che ci siano più esami contemporaneamente, ma sono accorpati quelli con la stessa lunghezza di tempo; ognuno sul banco trova il suo esame ma non può e non deve girare il foglio per vedere le domande prima dell’ordine. Pena invalidazione dell’esame. Sul banchino ci sono anche due quaderni in cui scrivere le risposte, con intestazione e dati da riempire. A questo punto sei quasi pronto ad iniziare, ma devi sempre conoscere gli invigilators: non sono figure mitologiche ma sono i controllori dell’esame; i professori sono presenti solo quindici minuti dopo l’inizio dell’esame consentendo qualche chiarimento nel caso gli studenti non capiscano le domande, poi se ne vanno. Gli invigilators sono togati e severissimi; ce ne saranno 5 ogni 100 studenti. Controllano che nessuno copi dal vicino, ti fissano appena alzi la testa dal banco, ti ordinano quando iniziare, quando smettere, quando posare la penna, ti accompagnano in bagno e… gli manca di controllare la carta igenica!! Quando il tempo è scaduto nessuno si alza perché gli invigilators devono ritirare tutti i compiti allo stesso momento e solo quando tutti i banchi sono sgombri puoi alzarti e stirare la schiena…
Ora è veramente difficile descrivere l’atmosfera pesante degli esami! Ma chiunque di voi può compararla facilmente con gli esami italiani…
Risultati per e-mail o direttamente a Firenze non si sa quando.
L’emicrania post studio è passata alla svelta perché è stato un susseguirsi di brindisi per i motivi più assoluti, fine degli esami, partenze, arrivi di amici, falò di fogli inutili etc…
Mi sono spostata a Cork… l’atmosfera del sud è oltremodo rilassata se è possibile… Il take it easy è l’unica legge rispettata. Nessuno corre, nessuno bada a te, nessuno rispetta gli orari, tutti sono felici e appena vedono l’aria da turista ti danno tutti i consigli che sia possibile accumulare in una vita. Se chiedi per strada come arrivare in un posto, gli irlandesi ti descrivono per filo e per segno il percorso, si assicurano che tu abbia capito, ti ci accompagnerebbero se potessero e ti consigliano anche dove bere la birra se ti viene sete, anche se tu non ci tieni a saperlo. Cheers! Son fantastici!
Cork è una Dublino in miniatura, con una miriade di colline d’intorno che danno l’effetto visivo di san francisco. Consiglio vivamente di andare a vedere la cattedrale di st. Finnbarr e l’English market. Ma si gira tutta in poche ore così il secondo giorno noi (cioè io la mia coinquilina tedesca Anna e la mia amica massarosese La Sere) ci siamo fatte un day tour al Blarney Castle, Kinsale e Cobh. Tappa obbligata è il bacio della pietra di Blarney che dicesi venire dalla Terra Santa e dicesi donare ai baciatori il dono dell’eloquenza per sei anni. La parte divertente è che per baciarla devi arrivare nella parte più alta del castello, sederti accanto ad un forzuto guardiano, piegare la schiena all’indietro cercando con le mani le due sbarre di sostegno e fidarti ciecamente del forzuto guardiano che ti sostiene il busto. Chissà se la parlantina mi è venuta in inglese o in italiano!
Durante il day tour abbiamo conosciuto una ragazza australiana che girava tutta Europa da sola; è venuta anche a cena con noi quella sera ed è stata disarmante per la sua spontaneità, quasi ingenuità, per un incomprensibile coraggio che l’ha portata anche a conoscere noi.
Infine tornata da Cork ho inaugurato la mia ultima settimana quassù con un farewell dinner al ristorante irish Gallaghers. Ci siamo fatti una cena erasmus di 25 persone, mettendo insieme gli amici miei, di Gabrielle e di Anna… è venuta una festa carina anche se i partecipanti sono andati scemando in meno di due ore. All’una si era praticamente tutti a letto! È il prezzo di avere amici in maggior parte nord europei e scandinavi: eppure d’estate la luce lassù dura di più! Secondo party ieri sera al Diceys: discoteca d’obbligo per chiunque viene a Dublino.
Stasera ho accompagnato la sere all’aeroporto, sono tornata con l’idea troppo vicina della partenza. A casa non c’era nessuno: Anna è tornata in Germania stamani e Gabrielle è con la sua famiglia… tanti sono già partiti o partono tra domani e sabato. È strano come la senta casa mia, tornando da Cork, tornando dall’aeroporto, riconosco le viuzze i pullman, i colori e gli odori… è tutto così familiare e tra poco svanirà. Anche se un giorno tra milioni di anni tornassi a Dublino non sarà più così. Non perché la città cambierà ma perché non avrò più questa età, questi amici e questi pensieri.
È ora di bilanci…
galway
18 apr 2010 1 commento
in Irlanda
Sono appena tornata da Galway e dintorni… ho passato un ottimo weekend con la mia coinquilina tedesca. Siamo partite venerdì con il treno, siamo tornate due ore fa con il pullman, abbiamo dormito prima in un ostello e poi in un altro e abbiamo cambiato due volte la compagnia per le escursioni. Insomma abbiamo plasmato la gita fuori porta come meglio ci tornava.
Galway è esattamente dalla parte opposta di Dublino, incorniciata da una spettacolare baia della costa atlantica. Dicono che la vera cultura celtica sia da queste parti… in effetti, tutto sembra essere più autentico di Dublino, troppo assediata dai turisti. Qua musica, ambiente, persone e perfino il cibo è estremamente incontaminato dall’internazionalità. C’è una regione a nord della città dove si parla Gaelico sul serio e nessun cartello è scritto in inglese.
Abbiamo fatto due escursioni. La prima è stata verso le imperdibili Cliffs of Moher: le scogliere più alte d’Europa che fanno veramente venire le vertigini anche a chi, come me, di solito non le ha.
La seconda era d’intorno alla regione del Connemara, meno spettacolare da visitare ma affascinante per le storie che la raccontano, per le difficoltà della gente che da secoli cerca di vivere in questa zona inospitale nonostante carestie, malattie e depressioni agricole ed economiche… è da qui che gli irlandesi hanno fatto partire la loro diaspora nel mondo.
Galway di per sé è poca cosa: è piccolissima ma vivace per l’università e l’attrazione che suscita nei giovani Irish. C’è molta più gente alternativa, c’è più marijuana e homeless people. I locali sono stracolmi, i ragazzi, a differenza di Dublino, flirtano con le ragazze. E le ragazze sono oltremodo ridicole… davvero, non hanno ritegno e sono prive di qualsiasi forma di femminilità. Cerco di trovare sul web una canzone, famosissima quassù che parla della tipica Galway girl. Vi metto le parole intanto per una nota altamente folkloristica:
Well, I took a stroll on the old long walk
Of a day -I-ay-I-ay
I met a little girl and we stopped to talk
Of a fine soft day -I-ay-I-ay
And I ask you, friend, what’s a fella to do
‘Cause her hair was black and her eyes were blue
And I knew right then I’d be takin’ a whirl
‘Round the Salthill Prom with a Galway girl
We were halfway there when the rain came down
Of a day -I-ay-I-ay
And she asked me up to her flat downtown
Of a fine soft day -I-ay-I-ay
And I ask you, friend, what’s a fella to do
‘Cause her hair was black and her eyes were blue
So I took her hand and I gave her a twirl
And I lost my heart to a Galway girl
When I woke up I was all alone
With a broken heart and a ticket home
And I ask you now, tell me what would you do
If her hair was black and her eyes were blue
I’ve traveled around I’ve been all over this world
Boys I ain’t never seen nothin’ like a Galway girl
what a wonderful world
11 apr 2010 2 commenti
in Irlanda
Sono in un posto stupendo, in mezzo alla natura davanti un laghetto sommerso dalla vegetazione. La chiamano l’esmerald Island. È vero che piove sempre ma perlomeno quando c’è il sole si apprezza la natura rigogliosa. È tanto che non scrivo e avrei un milione di cose da raccontare. Innanzitutto san patrizio! Avete in mente i rioni del carnevale? Qua è stato così ovunque, in ogni angolo, in ogni pub per almeno 2 giorni… mattina pomeriggio e sera. Sempre con una pinta in mano. A dire il vero la parata non l’ho neanche vista… c’erano migliaia di persone accatastate intorno a o’connoll street. Tutte vestite e truccate di verde. Ostentavano i più famosi simboli di Irlanda. L’arpa, il trifoglio, la triscia e la pinta. L’Irlanda è tutta in quei 4 simboli: la musica e la cultura, il verde e la natura, i celti e i cristiani e la birra!!
Poi c’è da raccontare il mio rientro in Italia per Pasqua: pieno di sensazioni strane e contrastanti. Da una parte sembrava che non fossi mai partita, dall’altra parte sembrava che fossi stata via per degli anni. Sono stata contenta di esserci stata poco. Non perché non apprezzassi gli amici, la vita di famiglia e le cose quotidiane… ma perché sapevo di dover ripartire e non volevo abituarmi troppo. Il paradosso è che, mentre io sono quassù a sperimentare e fare esperienze nuove, con milioni di emozioni belle o brutte che mi danno più coraggio e più fiducia in me stessa, a casa succede poco o nulla. Quel poco che è cambiato l’ho visto nei “miei” ragazzi, che dopo soli tre mesi mi sembrano più cresciuti più adolescenti che mai, nella mia nipotina laura che quando l’ho lasciata non parlava ancora e ha imparato l’italiano mentre io imparavo l’inglese, un po’ in mia sorella e tanto nella mia amica Vivi, anche se sulla via per Londra già mi sembrava diversa, in meglio;-))
Mia madre mi ha fatto notare che mi riferivo al mio appartamento a Dublino chiamandolo “casa mia”. Non so se effettivamente lo posso chiamare “casa”, perché c’è troppa familiarità e intimità in quella parola, ma sicuramente è “mio”, nel senso che mi appartiene che si è fuso dentro la mia vita e già da ora è insostituibile.
La primavera si avvicina anche quassù, certo non saranno mai quei 20 gradi che scaldano l’Italia, ma si sta bene. C’è il mio equilibrio quassù, almeno qui, oggi, e la cosa mi da un’enorme energia! Prima di chiudere faccio una dichiarazione ufficiale: quando torno mi tatuo l’Irlanda sulla pelle… uno di quei simboli che la rappresentano!
Stasera crepe dinner e roof party! Buon sabato a tutti!!












